L’anima della natura in un
rutto sguaiato
rimbomba lontano scavalcando
mari e montagne
antitesi banale tra bocca e
culo
di quel che mangia e quel
che è mangiato.
Peti multicolori rinfrescano
l’aria
dolcezza dolente di un
doppio cantare
che vergine lingua si
appresta a intonare,
ama l’uccello andare a
caccia
nella selva oscura che tra
tante storie vede la traccia.
È fatta per mescolare sabbia
e carbone
fedele gesta di un can
barbone
si vede si sente si tocca
il ditirambo
per ridere e correre e
precipitare
tra quelle
braccia.