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domenica 9 luglio 2017

Dall'inizio.



Arrivati a fondo pagina si sfila il foglio dalla macchina da scrivere
lo si accartoccia e butta nel cestino
palle di passato da bruciare
un nuovo foglio da inserire
bianco immacolato senza un difetto
profuma di ali per volare lontano
la fantasia accesa palpita di sogni da realizzare
le prime lettere per scaldarsi
poi il salto nella creatività
parole, solo parole ma meglio di niente…
 
 

martedì 4 luglio 2017

La sibilla. (seconda figura)

Un manicomio capitale
con rime doppie a carnevale
guardar si può dal corto al lungo
ma non trattar con quel che pungo
fin la vocale si sente male
se vento che spira non si rigira
scopan come matti la notte ed il dì
dentro la cintola di Venerdì
e di tutta la storia
han fatta baldoria.
 
Canzonar soave di gusto toscano
vergato a prosa con la mia mano…
 
 

domenica 4 giugno 2017

Il software.



Macchinette strombazzanti sulla via
chiamalo software che va di moda
parole rutti scoregge fuggon via a scappamento
s’alza un grande polverone di tutto quel che s’è detto
il fenomeno da qui a là
gira largo il manicomio quel che è buono perché non è cattivo
cattivo non è, allora cos’è  buono?
 
Il bello invece si vede ad occhio nudo
quel che piace la libertà
la dimensione della gabbia,
lo spazio
ali son polmoni che respirano quell’arietta pura
tutt’orecchi per sentire il profumo che le parole san cantare…
 
Ebbene sì, un computer
artiglio il software e lo sposto nel cestino
basta un clic…

 
 

giovedì 1 giugno 2017

Il bello e le bestie.


Una parola fa l’uomo nome
d’un lungo cazzo tirato a razzo
che non si specchia di fronte al come
 
forma non è la trasmissione
che l’aria canta sul far che pianta
per seminare vento nella canzone
 
oggi lo toglie da quel cognome
che lega quadri a partorir di madri
per ricordar il peso delle sue some

 
lingua sciolta nel suo portone
a macinare il tempo che corre il lampo
da qui all’orizzonte d’un sol coglione.
 
 

mercoledì 31 maggio 2017

Panta rei.




Così è,
volando sul cursore di un clip che avanza nel giorno,
temprato al fuoco dell’inferno di un'unica pagina,
un poco scazzato, è vero, ma non piegato
dal frantumar di specchi che suona la banda…


 

venerdì 26 maggio 2017

Il piacere di creare.




Un tocco di magia
giocando tra le novità
astronave tra le stelle
la carrozza fatata
sul ponte dell’odio…
 
guardando bene va da sé
nulla sollucchera che il piacere di creare,
 
certo lo so
pacioccando la tua carne farei meglio,
volare,
proprio così.
 
 

mercoledì 24 maggio 2017

Strip tease.


Nudo  ancora troppi vestiti
strip tease a filo di pelo
via la terra via l’acqua
con giravolte mortali il palloncino si sgonfia
su tra le nuvole s’accende il fuoco da spegnere piano
sparso nell’aria di questa canzone
le ossa di parole dimenticate
macinate riprese e calzate
morbido velluto la pelle dei sensi
si tocca una volta ed esplode nell’aria
in una pioggia di stelle
il ruggito strappato alla madre.
 
Una madre feroce la natura
unghioni e zanne di tigre
la delicatezza d’un vulcano che esplode
per riabbracciarci in un solo sorriso.
 
 
 

lunedì 22 maggio 2017

Merdaccia beach.



Voltata pagina un nuovo giorno
si mette in acqua la barchetta
si spiega la vela al vento
e la si lascia andare dove va…
 

sabato 20 maggio 2017

Il chip.



C’è un mucchio di stracci rincazzati appesi al filo d’un aquilone
stesi per aria asciugano al vento male parole su quell’incorno
vox populi vox dei parla dall’alto il dito puntato alla pustola gonfia
un mucchio di cani c’abbaia furioso il tutto nel chicco d’uno stronzo di riso…
 
Oh mala parata la mela mangiata
il male s’immola per altra mandata
sul ciuccio del tempo che s’apre alla figa
il cazzo che entra si gonfia da sé…
 
Baci e carezze d’annata scordata
s’accorda col la che suona il sofà
mentre ti sfondo davanti e didietro
con grande trombare di fuoco e…
 
Il vetro s’appanna al fiato che spreco
per dire che al nulla non devo ragione,
chi parla chi ascolta è proprio un coglione.
 
 

venerdì 19 maggio 2017

Senza prima che rima.


 
Può essere nel silenzio del loculo vuoto
l’attesa del tempo che manca
immaginando già d’esser lì
nuda la pietra ridotta in polvere
che il vento alza al sublime parlare
non dice ma s’apre al spettacolare tramonto
d’un fuoco di paglia.
 
Frizzante lo specchio di tanta bellezza
un lago di stelle la zattera sale
sul ramo che è spoglio d’idea,
sul ciglio del nulla l’orizzonte si ferma a guardare
il piacere sorridere nella culla,
è nato nel nuovo cantando e ballando un sogno di carne,
una giostra di incanti,
il piede del naufrago si posa alla terra.
 
Ebbene così,
simulacro di nulla,
dalla merda cagata di fresco germoglia il seme…
 
 

giovedì 18 maggio 2017

L'anima gemella.


Questa è la storia di un burattinaio che si innamorò di una burattina in tutù bianco
mentre gli struzzi, la testa sotto terra, non guardavano,
così prese l’ascensore per scendere da lei mentre la ballerina saliva da lui.

 
Tra le facce da culo alzate degli struzzi che non guardano
c’è un ring capovolto a testa in giù
che vede il cielo nel centro della terra,

 
non c’è idea ne poesia,
sabbia arida e brullo gracchiare d’uccellacci spennati,
lunga teoria di tacchini boriosi diretti alla pentola fumante in fondo al cammino,
botte da orbi, facce e rinfacce, orgoglio vergogna e tanta scarogna…

 
Causa di forza maggior non chiede scusa,
bussa alla porta di quell’intrusa,
vaga la bambola raccattata a terra nel ciel che non splende se non d’invidia,
oggi è parlar  corto del creder vero quel che non è,
rallegra la stanza di quel che scrive la sua libertà
a guardar vicino quel che sarà.

 
Appesa alla gruccia con gli altri la burattina tornò
e tutta la storia finisce così.
 
 

mercoledì 17 maggio 2017

Il contrappeso.



Al mercatino di Porcozio si vendono parole a peso,
“ehilà scimuniti state a sentire questa…”
tante orecchie bilanciate ad ascoltare grave e leggero
girano la ruota delle sfere giù all’inferno e su in paradiso
bene disposte nelle cassette date in asta all’offerente…
 
Qui il soggetto dà di petto contro scorno che s’è preso,
là l’oggetto canta in coro tutto il tempo che gli resta,
comprare piace quel che il gusto sente intero
per la luce che s’accende quando vedo il suo sorriso
se non fosse per il peto che nel giro si risente…
 
 
Rende bene quel che costa a pagare a cuor leggero
pochi spiccioli indorati sulla tavola a far niente,
pieno è il sacco della spesa che s’è fatta,
aria fritta da gustare sulla lingua di una gatta…
 
 
 

venerdì 12 maggio 2017

A Lesbia.



 

Aveva una pustola tra le gambe
gonfia è violacea,
ce ne stava un litro e faceva proprio schifo
eppure a me piaceva leccarla,
l’addentavo tra incisivi delicati e mordevo,
stillava pus dorato che succhiavo
e lo stomaco beavo
e lui ruttava l’amore del te,
poi ti giravo
e le chiappe t’aprivo alle emorroidi giulive,
in punta di lingua il culo scavavo
e tra i denti le scoppiavo,
oh dolce estasi del divino parlare,
santa poesia il tuo sangue scorreva
giù per il tubo allo scrosciar degli enzimi,
nulla è pensier se non ci pensi
solo parole di tante lettere grate
che dal fetore del mio fiato
tutte per te ho dedicato.
 

mercoledì 10 maggio 2017

Lo strucco.


 
Grotta buia, silenzio, nessuna origine, si indovinano ombre nell’aria che volano frusciando sulla pelle nuda, brividi d’un racconto di Poe dimenticato in un cassetto, le pareti si stringono ma non si vede, non c’è luce poi si sente gocciolare, splash, la goccia tintinna monetina saputella e s’allunga una lunga lingua fino all’orizzonte, tra le tenebre pare, soltanto pare, sorgere l’alba, l’acqua scroscia distante e s’avvicina un fiume, nell’attesa s’accende una lampada nel camerino, appare uno specchio
e l’attore entra per struccarsi.

 
Immagini dipinte da un madonnaro sulla strada che i piedi calzati di ferro del tempo calpestano, sbiadite, semicancellate le maschere, un rotolo di carta ricoperta da scarabocchi s’allunga a tappeto, parole, nomi, frasi che si svegliano tra la polvere, qualcuna tossisce, altre starnutiscono nel via vai di macchine che s’apre alla città poi s’alza un elicottero e si vede da lontano, diventare sempre più piccolo, laggiù, il mondo.

 
Nello spazio aereo sulle nuvole si vola leggeri, le ali aperte, tra gli spruzzi di spuma iridati dalla poesia, solo l’attimo creativo, solo lui, la sorgente che s’alza brillando verso le stelle, un oceano di fuoco sull’onda che avanza…

domenica 7 maggio 2017

Il porco comodo.





Un filo delicato vien giù il ragno a domandare
sul tavolo pieno d’aria da plasmare
di là dalla porta stanze passate un grattacielo
di qua m’abbraccio al ragno per succhiare
il buon vino della fortuna
che mai per caso la cicala canta.
 
Poesia son le immagini che volano sulle parole…
 
 

giovedì 4 maggio 2017

Il web.



Visti dal passo
i monumenti
in fila per uno rompevano il casso,
son casi frequenti
pulendo stalle
di far con la merda certi momenti,
gran giri di palle
stretti di cinghia
alzano la nave fin sopra la valle,
sapore che avvinghia
parole strette
a cuocer di brodo attorno alla minghia…
 
 
Ciucciando le tette
coppate a riga
d’un paio di vacche che al diavolo  vendette
il getto di figa
venuto a tiro
falciò quel tormento come una spiga.
 
 
Solo per sfida di ogni potenza s’abbracciò al vampiro…
 
 

mercoledì 3 maggio 2017

L'uovo.




 
L’anima della natura in un rutto sguaiato
rimbomba lontano scavalcando mari e montagne
antitesi banale tra bocca e culo
di quel che mangia e quel che è mangiato.
 
Peti multicolori rinfrescano l’aria
dolcezza dolente di un doppio cantare
che vergine lingua si appresta a intonare,
ama l’uccello andare a caccia
nella selva oscura che tra tante storie vede la traccia.
 
 
È fatta per mescolare sabbia e carbone
fedele gesta di un can barbone
si vede si sente si tocca
il ditirambo
per ridere e correre e precipitare
tra quelle braccia.
 

martedì 2 maggio 2017

La gavetta.






Presa la palla al balzo una lunga fila di me
camminava a piede scalzo sulla strada del senza perché.

 
Parole
splash
gocciolano
bava d’elefante
giù
dall’alto corno
rimbalzano
bolle di sapone
saltellando
sulle nuvole
fino all’orizzonte.

 
L’arcobaleno del tempo nasce dalla pentola magica
scavata in mezzo al grembo d’una storia tragica
la paletta del croupier s’allunga e tira

 
rien ne va plus,

 
oggi ripreso non mi par vero
ma l’ora danza l’ardor che respira.

lunedì 1 maggio 2017

Il calcolo delle probabilità.





In mezzo alla piazza c’è la gabbia dov’è rinchiusa la libertà
il soffitto fa vedere il culo ogni volta che si affaccia
tutte le porte sono aperte su una strada con un cartello che dice:
“di qui si va da nessuna parte.”
Il pavimento e sotto i piedi e si cammina sopra
non andando verso dove non si può andare
solo una corda vien giù dal soffitto...


 
Gira e rigira,
le ali al fianco,
ti cercavo ma non c’era altra strada
allora m’attaccavo alla corda e dondolavo nella libertà
ed ancora dondolo dal mattino alla sera
avendo cura di non farla stringere oltre…



domenica 30 aprile 2017

Ronzinante



Sogni di terra calpestati al suolo
da orme passate prese a fagiolo
oltre la riga che solca il confine certezza non c’è
un pacco regalo da aprire da sé
sorpresa sbirciata  aspettando quell’asso
tra le carte del poker  per fare il passo…
 
Rientro dal tempo che cantavo Dulcinea
tra il ruminar di mulini a vento
soffia quel vento sul fuoco che crea
parola musica colore in un solo momento.